Giovanissimi: la scuola dell’assenza

«La crescita di questi Giovanissimi è pregna, più che di senso, di esperienze. Per Marocco affacciarsi alla vita vuol dire provare, riconoscere i propri spazi ma anche i propri limiti, decidere di capire cos’è l’amore. Scegliere di vivere, anche se iniziare a vivere è anche iniziare a morire».

Il colibrì: il fascino dell’emmenalgia

«Il colibrì è la ricostruzione di una vita intera, ma il nucleo del libro è costruito attorno a un’idea semplice: c’è molto più coraggio nel restar fermi che nel cambiare».

Tenerezza spietata: Brevemente risplendiamo sulla terra di Ocean Vuong

«Vuong affida la narrazione alla sinestesia, al cromatismo, alla musicalità, a un ritmo che varia come le stanze di un componimento. Sembra quasi che la vita di Little Dog proceda a lampi. Della poesia Brevemente risplendiamo sulla terra ha l’intensità, le immagini fulminee, l’incedere frammentato che non rinuncia all’armonia e che anzi proprio nelle spaccature sembra intensificarla».

Topeka School: fuck the continuity

«Topeka School è un romanzo che cerca il cortocircuito linguistico, narrativo e temporale, e lo trova. Abbattere la continuità non è solo una scelta letteraria, espressione in forma scritta di un non sequitur logico, ma significa rappresentare una realtà che è essa stessa un non sequitur».

Necropolis: il vivo, il morto e la macchina

«La morte, per Tedoldi, rende i dannati pienamente coscienti di sé, portatori di una conoscenza assoluta. Il più stupido degli uomini da morto diventa il più saggio tra i vivi».

Rimettere i fili dentro il quadrato – Sul lato selvaggio di Tiffany McDaniel

«Ancora una volta Tiffany McDaniel esplora un tema a lei caro, quello della dualità e degli opposti: in questo caso ci sono il lato selvaggio e il lato bello, la separazione tra gli emarginati dalla società perbene e quella classe privilegiata che abita in case dagli esterni immacolati ma dalle stanze macchiate dai segreti più sordidi».

Dieci

«A un livello di interpretazione letteraria e non fideistica, la bellezza di un tale atteggiamento giace su una passionalità che non ha nulla a che vedere con la coerenza; Dio non è buono o cattivo, è passionale, nel bene e nel male, e, così facendo, si riflette nella naturale incoerenza umana».