
Tutto pur di mantenere viva quella fiamma
«Per me la sfida più grande è stata, e credo lo sarà sempre, non sentirsi ridicoli mentre si scrive, riuscire a prendersi sul serio. Cercavo di sopprimere questo senso del ridicolo andando a cercare gli scorci del film, pensando ai costumi, alle musiche. Tutto pur di mantenere viva quella fiamma interna che poi ha preso…

Tutti i nostri discorsi su Tutti i nostri premi
«Se per Bernhard essere mondano era più che altro un problema, oggi uno scrittore deve fare spesso i conti con i premi, le occasioni pubbliche, i firmacopie».

«Eppure tu risorgi nelle storie» Intervista a Francesca Matteoni
«La narrazione non lenisce e non conforta, ma scrive il dolore in un’ottica più grande, in cui possiamo finalmente comprendere che oltre alle vie conosciute ce ne sono altre ancora da tracciare e altre antichissime, perdute, che chiedono di riemergere».

L’amore nell’epoca della sua riproducibilità tecnica
«Attraverso Tamara, Mannelli indaga gli effetti delle rappresentazioni della TV commerciale, che in parte restituiscono la verità, seppur aumentata, dei meccanismi umani comuni e in parte influenzano quegli stessi meccanismi in chi li guarda».

Crapalachia. Biografia di una famiglia e del tempo che l’ha divorata
«Possiamo rispondere alla domanda “di cosa parli questo libro?”. Parla degli Appalachi e del West Virginia? Non proprio. Parla della famiglia di Scott McClanahan? In larga parte sì. Parla del tempo che trascorre e non si ferma mai, di quel tempo che trascina tutte le nostre vite e ci fa finire “sepolti lì”? Forse sì».

Leggere un libro per leggerli tutti, e viceversa
«Ferrada sembra scrivere sempre lo stesso libro, un cubo a migliaia di facce che non si può srotolare. È come se stesse cercando anche lei di trovare un senso, di fare mitopoiesi per processare un dolore individuale e collettivo, una frattura politica».

Annegare nella parola “mare”
«Ogni comunicazione umana, anche all’interno della stessa lingua, anche non mediata dalla parola, anche fra chi si ama profondamente, richiede una traduzione, e credo che questo libro racconti diversi modi di farci i conti».

L’amore dannato e i detective “selvaggi”
«Non c’è un lieto fine, ma ancora meglio: non c’è una vera fine. L’incontro tra due persone che scoprono di amarsi continua all’infinito dopo l’episodio raccontato e forse esisteva già prima che lo si raccontasse. È questa la grandissima qualità di “Decision to Leave”, continuare a esistere, in un verso o nell’altro».

Battere l’avversario sul campus
«Cohen sente di dover lottare con la generazione precedente di scrittori ebrei – senza soccombere del tutto, se possibile. Dunque cosa fa? Li traveste con i panni della famiglia ebrea più controversa degli ultimi decenni».

Tra birre scure, amicizia e crudeltà
«In “The banshee of Inisherin” c’è un invito a non trascurare i rapporti, ma anche a evitare che il desiderio di ricomposizione di una persona distorca la relazione stessa. È un rimedio contro il rischio di sentirsi soli e incompresi».









