Anatomie cosmiche

Un’astrofisica impegnata nella stesura della tesi di dottorato fantastica sulla possibilità di contrarre un’improvvisa malattia, e così ottenere una proroga sui tempi di consegna. Qualche giorno dopo uno strano formicolio al braccio le innesta il dubbio di aver davvero evocato una patologia.

Comincia così Sistema nervoso di Lina Meruane, romanzo edito da La Nuova Frontiera (e accompagnato all’uscita da un’apposita playlist) nella traduzione di Elisa Tramortin. Autrice cilena attualmente residente a New York, Meruane è una figura di spicco della cultura latinoamericana contemporanea. Dopo l’esordio nel ’98 con la raccolta Las Infantas, ha pubblicato quattro romanzi, due saggi e il pamphlet Contro i figli. La sua opera ha incontrato la stima di autori come Roberto Bolaño e l’ha portata a vincere numerosi premi, tra cui il Cálamo Otra Mirada, il Sor Juana Inés de la Cruz e l’Anna Seghers.

Sistema nervoso si configura come una saga familiare sui generis, che passa attraverso vene e ossa, dolori sospetti e fratture, in un alternarsi scomposto di ricordi. Ogni memoria è connessa a esperienze traumatiche per il corpo della protagonista (conosciuta solo con il nome di “Lei” e per quello della sua galassia umana: il compagno (“Lui”), “la Madre”, il fratello (“il Primogenito”) e “il Padre”. L’assenza di nomi incastra i personaggi nei loro ruoli, funzioni più spesso disattese che svolte con l’avanzare della storia. Il Primogenito è tutto meno che un fratello maggiore amorevole, il Padre non ha alcuna funzione rassicurante, la Madre è la seconda moglie di quest’ultimo e non ha un reale legame genetico con la protagonista. Più che individui connessi da rapporti di parentela, sono tutti corpi in rapido e caotico scontro, il cui contatto è scandito dall’improbabilità e inchiodato alla legge dell’entropia.

La protagonista del romanzo condivide con l’autrice una doppia cittadinanza: studia infatti le sue «stelle defunte» in quello che chiama «paese del presente», mentre il resto della famiglia è rimasto nel «paese del passato». I due luoghi, rispettivamente Stati Uniti e Cile, restano innominati come i protagonisti per tutto il libro, ma si dispiegano in dettagli e rumori di sottofondo che ne chiariscono l’identità e le problematiche. La vicenda si sposta continuamente da un luogo all’altro, e il tempo a sua volta non procede in linea retta ma segue un arbitrio diverso, scandito da lampi improvvisi e reminiscenze.

Centro della narrazione è il parallelismo tra corpo e universo, l’intersecarsi suggestivo di macrocosmo e microcosmo. Il movimento caotico degli astri si riflette in quello delle cellule: disarmonica è la volta celeste e, se come in alto così è in basso, altrettanto disarmoniche sono le società, le famiglie, le relazioni, i singoli individui. Un senso di fragilità aleggia su tutto il volume, rivestendo ogni passo e scelta lessicale. Fragilità fisica innanzitutto: la protagonista osserva «Il Padre nel martirio della relatività del corpo», sente le ossa del Primogenito spezzarsi, il proprio braccio mandare segnali confusi. Non vi è alcuna percezione della corporeità come macchina perfetta, anzi, ogni fisiologia è un meccanismo sempre pronto a incepparsi e tradire: «Probabilmente siamo sempre malati e non lo sappiamo. E sebbene da bambina avesse pensato che volevano spaventarla con quelle storie su tutto ciò di cui poteva soffrire un corpo, soltanto dopo ha compreso che quelle storie erano a malapena un riassunto». Scrittrice figlia di medici, Meruane assorbe nella propria scrittura una paranoica ipocondria, ma anche l’innegabile debolezza della carne che abitiamo.

Il compagno dell’astrofisica definisce lei e la sua famiglia «tossicomani del corpo» e la didascalia calza perfettamente: il rapporto tra questo nucleo allargato e complesso di persone passa tutto attraverso umori, canali venosi, calcificazioni. La comunicazione orale è quasi interdetta e si riduce sovente a un cifrario fisico: «Padre e figlio fecero schioccare le dita in silenzio. Quello che avrebbero potuto dirsi con le parole se lo dissero in codice osseo. A un certo punto, nel futuro, sarebbero arrivati al midollo della questione».

I molti non detti e i silenzi si fanno verbo nel corpo che si rompe, marcisce, si elettrizza, si addormenta. La protagonista è invasa da un senso di colpa dalle molte origini, l’idea di un debito costante che necessita di ripagare; ma non ha altro modo di comunicarlo se non consultando il Padre, medico vecchia scuola, sui propri malanni. I dispiaceri e i sentimenti fanno parte del corpo non meno dei suoi tessuti:

«Il chirurgo le stava ora aprendo un’altra pelle con il bisturi, probabilmente stava tagliando tessuti alla ricerca di che cosa, un asteroide o una meschinità del marito, pane bruciato, le eccessive radiazioni dell’estate, l’avversione per il Primogenito? Dove finivano gli intrichi della Madre e cominciava il suo tumore?»

Non esiste alcuna separazione tra mente e corpo, nessuna tra corpo e universo. Il tema del fallimento – lavorativo, emotivo, politico, umano – è cruciale, eppure ogni cosa viene riportata a debite proporzioni dal confronto con lo spazio infinito. La consolazione ultima arriva quando osservando l’immenso ci sorprendiamo nello scoprire che l’immenso non è troppo diverso da noi. Tuttavia, nel movimento disordinato delle stelle e delle meteore, «i buchi non sono completamente neri» e i corpi sono in qualche modo «posseduti dalla luce». L’universo è in costante espansione e così le distanze si dilatano, anche tra coloro che si amano, si fanno incolmabili, ma riescono a conservare comunque un’eventualità imprevista di collisione. Paese del passato e paese del futuro possono incontrarsi, e una figlia che vive nell’autopunizione può cercare la grazia dove aveva sempre creduto di ricevere nient’altro che giudizio.

Punto di forza di Sistema nervoso è la prosa di Meruane: riflessioni più lunghe alternate a stilettate improvvise, riunite in paragrafi molto brevi, perfetta mimesi del sopraggiungere dei ricordi. La vicenda è narrata in una terza persona ravvicinatissima alla protagonista, che di volta in volta si approssima e allontana dai membri della famiglia, una cinepresa che si stringe ora su un primo piano, ora su un altro. Il linguaggio è spesso attraversato da quelle che sembrano libere associazioni mirate, come la ricerca di una parola calzante mentre si formula una frase. Questo meccanismo innesca la costante apertura di nuovi spazi di riflessione: «Non ha fatto altro che annotare formule inutili e mettere insieme parole errate avariate lucciole fulminate su fogli sparsi». Meruane ricostruisce il vagabondaggio di una mente febbrile mentre tenta di ricostruire il proprio albero genealogico attraverso le malattie che ne hanno intaccato le radici. Il suo divagare conserva una precisione specifica ai limiti del chirurgico, e quella che nella protagonista può sembrare una sorta di freddezza è più un tentativo di schermarsi attraverso la lente del telescopio. «Lei proveniva da una galassia estinta da miliardi di anni».

Sistema nervoso è la storia di una famiglia inquieta, che vive su un pianeta inquieto, attraverso la sua inquieta storia clinica. È possibile riparare i corpi, le società, gli errori? Questa è la domanda che Meruane pone a sé stessa e a chi legge per bocca dei suoi personaggi. In un universo di caos, dove la più piccola particella è ingovernabile quanto l’improvvisa esplosione di una supernova, in cui una madre può morire mentre dà la vita e dittature tengono in scacco i popoli, esiste una possibilità di restituzione? L’autrice non risponde, ma lascia fluttuare la certezza che ogni elemento sia parte di un percorso enorme e minuscolo insieme, il viaggio di un sistema lontano dall’equilibrio che nel suo ribollire continuo può trovare – e rinnovare – i propri significati.

«Quel piccolo organo dietro il suo scudo di ossa non era sempre una metafora».