I demoni del Neo Nuovo Mondo

Non è scontato, per uno scrittore, evitare il rischio di risultare eccentrico per le ragioni sbagliate. Una giusta dose di virtuosismo, invece, non fa mai male, specialmente se calibrata secondo un intreccio piacevolmente inusuale. È quello che è stato fatto in Latitudine 0°, l’esordio di Marco Lapenna edito per 66thand2nd.

Dicembre 2004. Gaspar Carvajal è un giovane uomo che parte alla ricerca dell’ex fidanzata Nina sulla base di alcuni indizi trovati in un centro di recupero di Città del Messico: l’inverno è rigido e la metropoli è colta fuori dai consueti stereotipi geografici. Pensa a lei dal momento in cui si sono lasciati, sì, ma adesso, da quando nessuno ha più sue notizie, Gaspar è spinto verso Nina da un presentimento.

L’incipit è quello di un noir denso di interrogativi, ai quali Carvajal, appena giunto dalla Spagna, cerca di rispondere, iniziando la sua ricerca dalla clinica della dottoressa Guzmán, la psichiatra dove Nina era in cura presso Città del Messico; nella stessa struttura si trovava un oscuro uomo di nome Sergei Matikov, alias il Russo. L’assenza prolungata di notizie relative a Nina e, come viene a scoprire Carvajal dall’archivio della dottoressa Guzmán, l’incontro tra lei e il Russo sono stati il principio di un climax ascendente verso un luogo che si sottrae a qualsiasi tipo di esplorazione. Pur trovandosi lungo l’equatore, infatti, Latitudine 0° è fuori dal mondo e, allo stesso tempo, dentro di esso. Qui sono diretti Nina e il Russo.

Come un reporter di guerra, Carvajal annota timori e dubbi in un quaderno verde, cominciando proprio dalla clinica temporaneamente dismessa della psichiatra uccisa dal Russo.

[Dall’archivio della dottoressa Guzmán. Serie: Sergei Matikov. 24 maggio 2004]
«Quando dice la foresta”, a quale foresta si riferisce? Chiapas? Yucatán? Guatemala?».
«La foresta di cui le parlo è un luogo meno definito. Attraversa i confini degli Stati e non ne tiene conto. È un regno, un continente invisibile».
«È una leggenda?».

Pur debitamente riconoscente ad autorità come Jules Verne, Lapenna crea una propria indipendenza creativa senza scivoloni esotizzanti. Chi si inoltra in un contesto estraneo a quello in cui si è soliti vivere, dopotutto, potrebbe perdere le tracce di una narrazione sensata e rispettosa della cultura scelta come ambiente d’ispirazione; d’altro canto, non è necessario far parte dell’equipaggio del Nautilus per immaginare di essere affondati da un mostro marino. Ma fortuna vuole che Lapenna abbia vissuto per un certo tempo in America Latina, i cui ritmi, virtù, insidie e colori sono raccontati con efficacia, così come il rapporto mimetico tra ricordo e trasposizione.

Si può essere innovativi rispettando le tradizioni, proprio come in letteratura si sperimentano novità spesso senza cambiare percorso; in fondo, i topoi sono eterni e la selva è uno dei più noti. Il Tesoretto di Brunetto Latini, il primo canto dell’Inferno di Dante, Cuore di tenebra di Joseph Conrad sono solo alcuni dei testi che elevano la foresta a luogo di perdizione del sé (e della speranza di ritrovarlo). Qualcuno ci ha pure perso il senno, in una selva, e se l’è ritrovato sulla luna.

Per un autore è opportuno arrivare a una ragionata emancipazione dalle auctoritates cui tutti, persino Dante, hanno affidato parte delle loro narrazioni. Tuttavia, il discrimine tra riferimento e citazionismo sta semplicemente nell’assenza di pedanteria e nella personalità di Lapenna, dimostrata attraverso l’originalità del suo disegno letterario. Proprio per il numero di riferimenti, a ben vedere, Latitudine 0° potrebbe considerarsi il risultato adulto delle letture infantili e adolescenziali dell’autore, cui ognuno deve pur rendere omaggio, in qualche modo, che la parola sia scritta o parlata.

In Latitudine 0°, la foresta è il luogo in cui i desideri degli uomini prendono forma di demoni, proprio come accade a Carvajal, che, una volta entratovi, diventa un percorritore, un uomo che vive in simbiosi col proprio demone, ma senza che questa interdipendenza interferisca con la sua missione: ritrovare Nina, una moderna Angelica di Ariosto. Nella selva è facile perdere le coordinate del sé, per questo è importante tenere a mente il proprio nome, unico appiglio in un luogo in cui i punti cardinali sono relativi e il sole è onnipresente, ma immoto, sulla linea dell’equatore.

La possibilità di ritrovarsi o il pericolo di smarrirsi (ancora di più) avviene man mano che ci si avvicina a Latitudine 0°, la fortezza del Bicho, il non-luogo, il luogo senza coordinate, il locus amoenus senza amenità, poiché brutale, pericoloso e omicida.

Le notizie sul Bicho si tramandano nei racconti della foresta. Suo padre era uno schiavo ribelle, uno degli uomini deportati in America Latina dall’Africa. El Bicho, crescendo, si mise a capo di una spedizione di ribelli, rifugiandosi nella foresta, al riparo dai coloni europei. All’occorrenza, dei percorritori si univano a lui, ma El Bicho fu un solitario nonché perfetto padrone del suo demone, detto la Maga, che lo protesse dalle malattie e dall’avvizzire della vita.

Sembra che la foresta lo abbia scelto come imperituro custode delle insoddisfazioni degli uomini che lì hanno vissuto e vivono tuttora, un leader con la capacità di disorientare fatalmente chi desideri ritrovare il proprio sé o irretire chi brami realizzare qualcosa impossibile da raggiungere nel mondo esterno. El Bicho si nutre dei ricordi di chi attraversa la foresta e arriva, infine, nella sua fortezza, Latitudine 0°, il reame in cui il desiderio diventa schiavitù.

Lì si sperimentano le pulsioni estranee al cosiddetto mondo civilizzato e si vivono le emozioni più antiche che non necessariamente aspirano alla serenità, le tracce ancestrali del nostro vivere a pieno contatto con la natura selvaggia; varie filosofie hanno educato alla dominazione degli istinti e alla ricerca di uno stato di benessere intellettivo, ma qui l’unica filosofia è quella di una lotta incessante tra percorritori e della detronizzazione dell’egemone di Latitudine 0°, ritornando a un periodo precedente al contratto ideale di concordia reciproca. El Bicho è l’attuale depositario del trono, il capitano Kurtz nell’omphalos dell’America Latina; El Bicho può pervertire le emozioni e far dimenticare di sé e di cosa fosse la serenità.

I demoni vivono pur sempre dentro di noi e quello che viene fuori nella foresta potrebbe essere tanto il riflesso di un abbrutimento quanto di un’elevazione personalissima.

Eppure, se i riferimenti per un neo-scrittore non sono mai abbastanza e l’eccentricità è un rischio che si addice a chi possiede una discreta dose di calibrata fantasia, l’intreccio di Latitudine 0° potrebbe soffrire di una struttura troppo compressa, non sviluppata a sufficienza. Immedesimandoci nei lettori che non amano la sintesi e fanno del descrittivo (e del prolisso) una religione sacra – tanto quanto del minimalismo gli estimatori di Carver –, avremmo voluto assistere, forse, a uno sviluppo più diluito dell’intreccio, che risulta invece troppo conciso rispetto alla mole di dettagli che rischiano di affannare chi legge, nel momento in cui il noir diventa romanzo di avventura. Il rischio, stavolta, è che la concisione diventi oscurità e la comprensione ermetismo.

Dopo aver raccolto le informazioni necessarie alla clinica, Carvajal è pronto a lasciare Città del Messico per inoltrarsi in un viaggio di cui non riesce a scorgere la fine, se mai ci sarà. Dall’invernale metropoli messicana, Carvajal prosegue verso il matorral, una vegetazione di arbusti, l’anticamera del Nuovo Mondo. È la selva oscura dalla quale è impossibile ricordare come si è arrivati.

Nella foresta vige una gerarchia, pur trattandosi di un luogo di norma associato al caos: i percorritori si organizzano in sei grandi colonie, ognuna con al comando un duque o una duquesa; fuori di queste esistono i paria, i reietti coi loro demoni sbandati, ma esistono anche i naturali, coloro i cui demoni non si risvegliano, diffidenti. Sono le parole del dottor Lagrange, incontrato in una delle colonie della foresta, che funge un po’ da Virgilio durante l’educazione di Carvajal al pieno possesso del suo demone, risvegliatosi dopo l’ingresso nel matorral. Il demone è pur sempre un’entità di grandi potenziali e deve essere tenuto sotto controllo dal percorritore.

«Carvajal sbarrò gli occhi e allora, per la prima volta, contro il nero del fondo delle palpebre, vide la creatura. Era una vita embrionale, un cuore che pulsava debolmente sotto un bozzolo rossastro. In più di un punto la pelle del baccello era così sottile da lasciar intravedere il contenuto: una caviglia ripiegata, un tendine, una ciocca di capelli o di pelo. Carvajal riaprì gli occhi terrorizzato e l’immagine sparì».

Lapenna costruisce intorno alla natura dei demoni un formulario intrigante; non sono soltanto geni tutelari, hanno istinti come qualsiasi entità soggetta all’entropia e alla fame, perciò si nutrono di altri demoni dall’aura più debole, una legge alla base della sopravvivenza più ancestrale (chiamata nel romanzo predazione o pasto di sangue). Affinché il legame tra demoni e percorritori si rafforzi, cementando un’interdipendenza che permetterà al percorritore di usare il demone come arma, il pasto di sangue è quasi incoraggiato (anche se non tutti i percorritori hanno la necessità di predare). Inoltre, ogni demone ha delle qualità affini ai sentimenti del suo padrone e ne esistono diversi tipi, come il demone saturo, autosufficiente e raro.

Il mondo della foresta oscilla tra i bisogni di una sopravvivenza istintuale e il delicato equilibrio tra le caste che governano piccoli interregni dal sapore post-coloniale. L’eredità dei conquistadores ha reso tangibili le dinamiche di appropriazione tra i domini, che si organizzano in rapporti di vassallaggio con il duque o la duquesa di turno, come in una sorta di potestà. Ma per vivere all’interno di una colonia, un percorritore deve saper controllare le proprie pulsioni senza ricorrere al pasto di sangue.

La storia converge verso un’altra legge vecchia come l’animo umano, la sopraffazione. Latitudine 0° cela alla foresta e al mondo esterno El Bicho, l’egemone cultore di antiche verità che Columbus, l’eletto al nuovo comando della fortezza, è intenzionato a destituire con un esercito di percorritori, tra i quali Carvajal, che accresce nel frattempo il potenziale del suo demone, parecchio simile a David Bowie.

Il malcontento nella foresta si fa sempre più tangibile: El Bicho ha ridotto i desideri degli uomini alla più tremenda delle ossessioni e le colonie che vivono intorno a lui decidono di combatterlo. Columbus, dal demone straordinariamente potente, guida una legione di ribelli contro El Bicho, affinché la schiavitù del desiderio giunga alla sua fine.

Carvajal si unisce al manipolo di Columbus così da raggiungere Nina, di cui non ha più alcuna notizia. L’unica speranza è che si trovi lì dove i ribelli sono diretti, Latitudine 0°. Dopotutto, se una psichiatra non è riuscita a curarla, uno stregone ammaliatore è l’unica spiaggia che gli rimane.

La foresta rischia inoltre di pervertire la misura che vige all’interno di qualsiasi ordine sociale; quando l’uomo esterno entra nella foresta, infatti, ecco avanzare la disinibizione e la libertà dai freni morali e sociali. Lo straniero, proprio come gli esploratori europei secoli prima, si arroga il diritto di una conquista sulla base di una maggiore conoscenza tecnologica.

Come uno dei primi esploratori, Carvajal annota le sue esperienze di viaggio per non dimenticare, rendendo persistente il ricordo di ciò che era grazie alla parola scritta, ma senza alcuna aspirazione alla conquista.

[Dal quaderno verde di Carvajal]
«Il silenzio della foresta non esiste. Di continuo lo interrompe lo stridere degli uccelli, degli insetti, delle scimmie, lo scorrere dellacqua e il frusciare delle foglie, gli schianti degli alberi caduti. Sono i suoni della vita che si nutre della vita che a sua volta si è nutrita della vita. Il silenzio della foresta non esiste».

I demoni, però, sono solo emanazioni degli uomini, che non perderanno mai occasione di combattersi a vicenda, proprio come accade all’arrivo presso Latitudine 0° e all’alba della guerra mossa contro El Bicho, durante la quale Nina perde la sua aleatorietà e diventa sostanza assieme al suo demone, giusto a un passo dalla ricerca di Carvajal, che la ritrova alla fortezza del Bicho.

La guerra per la riconquista di Latitudine 0° ha inizio.