Watchmen - L’America allo Specchio

L'America allo Specchio
Tommaso Natale

La storia americana è sempre stata caratterizzata, fin dalle sue origini, da un dualismo significativo. Da un lato, ha visto la nascita di un Nuovo Mondo, una nuova civiltà con nuovi cittadini (perlopiù immigrati europei provenienti dal Vecchio Continente) che unirono le proprie forze e conoscenze per creare una nazione totalmente nuova, punto di rottura rispetto ai regimi monarchici e assolutisti che infestavano l’Europa. Una Terra da plasmare e, grazie a questa purezza, ricca di nuove opportunità. L’America non ha mai conosciuto re o imperatori, e i suoi cittadini hanno da sempre rivendicato un amore per la libertà che, se oggi diamo per scontato, era da considerarsi, centinaia di anni fa, un lusso. Ma, dall’altro lato, questa libertà di scelta, l’American Dream al centro del mito statunitense, è un traguardo scritto col sangue di altri. Infatti, se si gira la cartolina della villetta in stile colonial revival, appare in controluce una seconda America, composta di opportunità mancate, libertà negate, perimetri tracciati su misura per l’Uomo Bianco. Quest’altra America (molto più simile al Vecchio Continente) è stata costruita sui territori dei nativi americani, sulle spalle degli schiavi e “grazie” alla privazione dei diritti di una parte della popolazione.

Watchmen, serie a fumetti tra le più note e apprezzate di Alan Moore, pubblicata dalla DC tra il 1986 e il 1987, parla proprio dell’altra America (anche se diversa, collocata in piena Guerra Fredda) e dei personaggi che si muovono sul suo suolo maledetto in un clima di terrore e paranoia. E così fa anche l’omonima serie tv ideata e scritta da Damon Lindelof, andata in onda questo inverno su Sky Atlantic (HBO).

La prima stagione, lungi dall’essere una mera riproposizione televisiva del fumetto, riproduce, secondo le idee dell’autore, un’atmosfera simile e narrativamente collegata, ambientata, però, ai giorni nostri. Si tratta di un sequel, liberamente ispirato al fumetto, che Lindelof ha cercato di rendere aderente sia all’opera di Moore che alla nostra attualità (con le sue amare declinazioni).

Le vicende della serie si aprono con il massacro degli afroamericani a Tulsa, Oklahoma, avvenuto tra il 31 maggio e il primo giugno 1921. La carneficina, perpetrata da cittadini bianchi (alcuni vestiti con la classica tunica del Ku Klux Klan) assieme ad alcuni membri della polizia locale, decimò i residenti neri del quartiere di Greenwood, chiamato la Black Wall Street, località che a inizio Novecento ospitava il più grande raggruppamento di afroamericani dello Stato. Le morti furono centinaia, aggiungendo a queste le migliaia di feriti.

Dalle sequenze iniziali si evincono subito due tematiche fondamentali per Lindelof: il razzismo e l’uso della maschera. Nell’opera ne intreccia e ribalta i significati, creando una trama che si distanzia in parte dal fumetto, ridefinendo l’identità dei vigilantes.

Nel Watchmen di Lindelof i vigilanti à la Moore sono stati banditi, ma il richiamo al loro paradigma di giustizia al di là della legge continua a essere presente. A indossare le maschere è ora la polizia locale, costretta a portare bandane che coprono la parte inferiore del viso per proteggere la propria identità, dopo che, in quella che viene chiamata “La Notte Bianca”, vennero uccise decine di poliziotti nelle proprie abitazioni.

Dal massacro di Tulsa la serie ci catapulta dentro il quartiere di Nixonville, roccaforte odierna della supremazia bianca; la traiettoria è quella tracciata dagli eredi degli ideali del Ku Klux Klan. Ancora, uomini mascherati che aderiscono a ideali xenofobi, e, in un multiculturalismo sempre più dirompente, incolpano della morte delle tradizioni lo straniero, ricordando nostalgicamente il periodo in cui l’americano bianco poteva condurre una vita fatta di “sani principi”.

Con queste tinte si dipinge un grottesco affresco degli Stati Uniti d’America la cui storia, dimostra Lindelof, continua a ripetersi nei tristi eventi di oggi. Infatti la serie tv è profondamente radicata nel fumetto di Moore, e anche in questa continuità le tematiche sopra menzionate vengono evidenziate. Nixonville è un richiamo evidente al presidente Nixon, repubblicano idolo dell’America più bianca, che nella realtà del fumetto (in cui lo scandalo Watergate non avrà mai luogo) assume un ruolo cruciale, facendosi eccezionalmente eleggere per un terzo mandato.

Nelle file degli antagonisti della serie troviamo il Settimo Cavalleria, organizzazione terroristica di stampo razziale i cui membri coprono il volto con delle copie fai-da-te della maschera di Rorschach. Il gruppo prende il nome dal battaglione guidato dal Generale Custer che, nella celebre battaglia di Little Big Horn del 1876, subì una schiacciante sconfitta per mano dei nativi americani. La derivazione da Rorschach è in realtà un distorcimento della filosofia stessa del personaggio, messa in atto dai membri del Settimo. Se Rorschach, nel fumetto, si riferiva a una perdita di valori umani a causa di una corruzione morale sempre più dilagante, i suoi “seguaci”, nella serie, sembrano prendere le sue parole e alterarle, affibbiando la colpa di questa corruzione al “diverso”, allo straniero e ai progressisti.

Ed è proprio sul personaggio di Rorschach, e nelle sue similarità e differenze con Specchio, che si gioca il senso della maschera e di buona parte della serie tv.

Entrambi i personaggi si servono della maschera con una doppia funzione: rivelare l’identità di chi si ha davanti e nascondere la propria. Nel caso di Specchio, la cui maschera è costituita da un materiale riflettente di colore argenteo, è impossibile non pensare al nome del personaggio ricollegandolo alla funzione dell’oggetto, ovvero quella di mostrare ciò che l’individuo, da solo, non potrebbe vedere. In particolare, nell’interrogatorio che si svolge durante la prima puntata dentro la Cupola, l’effetto che il regista vuole creare diventa evidente. L’interrogato si trova davanti a Specchio, e tutte le immagini che vengono proiettate nella Cupola vengono riflesse dalla sua maschera asettica, disorientando la vittima.

Il collegamento analitico di Rorschach è più inconscio, e legato al test creato dall’omonimo psichiatra svizzero per delineare la personalità dei suoi pazienti. Chiunque guardi Rorschach rimane infatti sbigottito dalla sua peculiare maschera, ma, allo stesso tempo, cerca di dare un’interpretazione a quelle cupe macchie simmetriche.

Entrambe le maschere, inoltre, risultano avere un rapporto simbiotico, quasi organico, con la persona che le indossa.

Quella di Specchio è realizzata in Reflectatine, un materiale che isolerebbe da future esplosioni psichiche, come quelle provocate nel 1985 dall’attacco del polipo alieno fatto precipitare su New York. Dopo il trauma subito a causa dell’enorme mostro tentacolare creato da Ozymandias, Wade (Specchio) è diventato dipendente a un livello paranoico dal Reflectatine, che indossa, anche quando non è in servizio, sotto un cappello.

In Rorschach, invece, troviamo una maschera viva, le cui macchie perfettamente simmetriche si modificano a seconda dell’umore. Anche in questo caso, la maschera diventa un riflesso del personaggio e la storia della sua nascita ne rivela la natura. Infatti il tessuto da cui decide di ricavarla apparteneva a un vestito confezionato con un materiale speciale dal Dottor Manhattan e destinato a una donna di nome Kitty Genovese, uccisa brutalmente senza che nessuno dei condomini fosse intervenuto in suo aiuto (da qui la nascita della “Sindrome di Kitty Genovese”, anche conosciuta come “effetto spettatore”).  Con la sua maschera, allora, sancisce la scelta di un proprio ideale di giustizia, comprendendo come molti uomini, per codardia, egoismo o indifferenza, non percepiscono alcun senso del bene comune. Ma il parallelismo tra i due personaggi non finisce qui. Sebbene Rorschach possa essere classificato come un conservatore, mentre Specchio risulta un personaggio più progressista, entrambi portano avanti una battaglia contro la menzogna e l’ipocrisia del genere umano.

Se infatti Rorschach, nel fumetto di Moore, perderà la vita nel tentativo di svelare il piano ordito da Ozymandias cercando di evitare che scoppi una guerra nucleare tra le forze mondiali, un male necessario per la nascita di una pace stabile, Specchio prosegue l’opera di Rorschach, ostacolando con altri mezzi le mire deterministiche di un nuovo Ozymandias.

L’opera di Lindelof, per questi e altri motivi, si rivela essere uno dei prodotti seriali più interessanti degli ultimi anni, sia grazie all’originalità con cui è riuscito a rivisitare un fumetto ormai cult, approfondendone alcuni aspetti e facendone germinare di nuovi, sia per la capacità di mettere in mostra, tramite un’opera di finzione volutamente sopra le righe, i problemi di un’America che sembra ricadere negli errori del passato, come se il tutto fosse parte di un ciclo, quello storico e umano, destinato a ripetersi incessantemente.

 

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