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little fires everywhere

Little Fires Everywhere, l’imprevedibilità della fiamma

«La sceneggiatura non condanna e non giudica; la regia indaga le venature che intercorrono tra bene e male, tra giusto e sbagliato e, alla fine, tutti hanno ragione perché tutti, contemporaneamente, hanno torto».

(Almarina) di Valeria Parrella

«Valeria Parrella esplora l’impatto trasformativo della perdita e i modi imprevedibili in cui ci si risolleva dal dolore, passa per il lutto, per le difficoltà dell’adozione, per il desiderio di non lasciare andare, capire quando è necessario impuntarsi e lottare, e condensa tutto questo in poco più di cento pagine».

Cercare le parole per appartenere al mondo: Breve storia del mio silenzio

«Breve storia del mio silenzio ha un lessico poetico e intimo, fatto di odori, di suoni. Un tipo di scrittura che ricorda i grandi romanzi italiani degli anni sessanta, quelli nei quali il mondo piccolo si faceva protagonista di eventi maestosi».

Essere nudi quando la parola trema. Febbre, il «prologo al tremore» di Jonathan Bazzi

«L’eteronormatività sociale definisce i caratteri dell’uomo e della donna, e l’uomo non può leggere né disegnare né suonare né giocare con le bambole. Se sei maschio e gay, nessuno ti ha mai insegnato a dire chi ti piace e questa è stata la tua condanna, soprattutto quando giocavi a cercare l’amore».

Giovanissimi: la scuola dell’assenza

«La crescita di questi Giovanissimi è pregna, più che di senso, di esperienze. Per Marocco affacciarsi alla vita vuol dire provare, riconoscere i propri spazi ma anche i propri limiti, decidere di capire cos’è l’amore. Scegliere di vivere, anche se iniziare a vivere è anche iniziare a morire».
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Space Force: come ti conquisto lo Spazio con un gruppo di imbranati

«Alcune gag sono ben costruite, sottili e, come già detto, con molti richiami all’attualità e quindi più godibili. C’è molto di più di The Office o Parks and Recreation in Space Force che non viceversa; è semplicemente un prodotto più inquadrato nella grande produzione comica americana».
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Killing Eve: I’m not a very nice lady

«In Killing Eve nuotiamo a vista in acque inesplorate, perché le nostre eroine non sono né maddalene né madonne e non cercano perdono né grazia. A differenza dei loro predecessori la loro sete non è di potere, ma di conoscenza. Non vogliono essere buone o cattive, ma conoscere il bene e il male in sé e fuori da sé».

Normal People: “soltanto” una storia d’amore

«Questa faccenda che il tempo interiore non coincida con quello della vita ci sta stretta, è innegabile: non fa che ricordarci quanto siamo umani. Ancor più se consideriamo che questa non-coincidenza si verifica soprattutto nel caso di una storia d’amore».

Il colibrì: il fascino dell’emmenalgia

«Il colibrì è la ricostruzione di una vita intera, ma il nucleo del libro è costruito attorno a un’idea semplice: c’è molto più coraggio nel restar fermi che nel cambiare».

The Vast of Night: fantascienza vintage

«Molto di quello che c’è da dire su quest’opera prima, in senso positivo e negativo, è che, al di là delle ingegnose soluzioni tecniche, The Vast of Night sembra davvero un bel film tv d’epoca, con tutta l’asciuttezza e l’equilibrio che li contraddistinguono».

The Eddy e la grammatica universale della musica

«Senza rispettare i canoni della narrazione seriale, lo show si prende i suoi spazi, dilata i tempi del racconto e dà libero sfogo ai ritmi della vita. C'è davvero poca gloria in The Eddy, così prodigo di difficoltà e ostacoli, così verosimile nel mostrarci i retroscena di ogni velleità artistica».
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Da Adventure Time a The Midnight Gospel: la magia di Pendleton Ward

«Con questa serie Pendleton Ward riesce a fare ciò che aveva iniziato con Adventure Time: abbattere i classici stilemi narrativi, le unità di luogo e di tempo, per rendere l’idea che gli argomenti trattati siano di valenza universale, distaccati da qualsiasi legge umana».

Favolacce per un sonno tranquillo

«Per certi versi il cinema è – potrebbe essere ancora – l’arte dell’identificazione, una macchina creatrice di immagini che (per quanto paradossali ed esemplificative) inducono a porre questioni trasversali, che vadano oltre alla pura e semplice godibilità di un testo visivo: ebbene, Favolacce non ne è un esempio».

Tenerezza spietata: Brevemente risplendiamo sulla terra di Ocean Vuong

«Vuong affida la narrazione alla sinestesia, al cromatismo, alla musicalità, a un ritmo che varia come le stanze di un componimento. Sembra quasi che la vita di Little Dog proceda a lampi. Della poesia Brevemente risplendiamo sulla terra ha l’intensità, le immagini fulminee, l’incedere frammentato che non rinuncia all’armonia e che anzi proprio nelle spaccature sembra intensificarla».
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Ai tempi del terrorismo nel paese dal nome di fiaba. Euskadi e fratellanza nell’esordio di Valentina Maini

«In questa mischia ci finiscono tutti e tutti sono quasi finiti: borghesi, terroristi, spacciatori, pazienti psichiatrici accettano la vita per come viene, annullando l’istinto a cambiare finché qualcosa non giunga dall’esterno della propria volontà».
Topeka School: fuck the continuity

Topeka School: fuck the continuity

«Topeka School è un romanzo che cerca il cortocircuito linguistico, narrativo e temporale, e lo trova. Abbattere la continuità non è solo una scelta letteraria, espressione in forma scritta di un non sequitur logico, ma significa rappresentare una realtà che è essa stessa un non sequitur».
High Maintenance

High Maintenance e il potere analgesico di una serie tv

«Le visioni oniriche e lisergiche nei titoli di coda sono la chiusa perfetta di 30 minuti in cui i movimenti della camera e il passaggio da un protagonista all’altro hanno il rumore dell’esplosione di una bolla di sapone».
tales from the loop

Tales from the Loop, elogio alla lentezza

«Dovremmo rivendicare più spesso il lusso della lentezza in cui abita la riflessione. In fondo, è proprio questo il campo magnetico dell’intera serie TV: il tempo e l’azione che esso esercita sull’uomo, come un loop che ripete se stesso fino a quando non provoca un cambiamento».

Necropolis: il vivo, il morto e la macchina

«La morte, per Tedoldi, rende i dannati pienamente coscienti di sé, portatori di una conoscenza assoluta. Il più stupido degli uomini da morto diventa il più saggio tra i vivi».
Sul lato selvaggio

Rimettere i fili dentro il quadrato – Sul lato selvaggio di Tiffany McDaniel

«Ancora una volta Tiffany McDaniel esplora un tema a lei caro, quello della dualità e degli opposti: in questo caso ci sono il lato selvaggio e il lato bello, la separazione tra gli emarginati dalla società perbene e quella classe privilegiata che abita in case dagli esterni immacolati ma dalle stanze macchiate dai segreti più sordidi».

Dieci

«A un livello di interpretazione letteraria e non fideistica, la bellezza di un tale atteggiamento giace su una passionalità che non ha nulla a che vedere con la coerenza; Dio non è buono o cattivo, è passionale, nel bene e nel male, e, così facendo, si riflette nella naturale incoerenza umana».
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Unorthodox: perché tutti stanno guardando questo raro gioiello Netflix

«Unorthodox è una serie che paradossalmente c’entra poco con l’inumanità di una minoranza ebraica. Unorthodox è l’occasione per guardarci allo specchio e chiederci quanto ci sia di “ultraortodosso” in ognuno di noi».

The End of the F***ing World e I Am Not Okay With This. L’adolescenza in chiave pulp.

«I paesaggi, le location e i personaggi che i protagonisti incontrano durante il loro viaggio creano un universo distopico e non convenzionale rispetto alla Gran Bretagna che conosciamo: un luogo ai margini della società dove i grandi, cinici, violenti, a volte mostri, rappresentano l’ostacolo».
città sommersa

Città sommersa

«Il senso si intravede solo per un attimo, perché la verità è sommersa, come la città che dà il nome al titolo, la favolosa Kitež, a nord del Volga, che si inabissò nel lago per sfuggire ai tartari venuti a conquistarla».
Il buco Marvin

Il buco: l’isola verticale

«Il messaggio che arriva nei primi venti minuti è quello che ci aspettiamo: se ognuno ingurgitasse quanto basta per la sopravvivenza il cibo sarebbe sufficiente per tutti. Ma così non è. Chi abita i primi livelli mangia a strafottere, chi sta nel mezzo se la cava, chi sta in fondo muore. La questione è: cosa ci sta dopo?»
brooklyn 99 marvin

Elogio a Brooklyn Nine-Nine. Se non l’avete vista, è il momento perfetto per cominciare.

«Sono entrata nel Novantanovesimo distretto anni fa, in un periodo grigio. Ci ho messo un po’ per ambientarmi, ma avevo bisogno di reimparare a ridere, e Brooklyn Nine-Nine mi ha ricordato come farlo».
i topi del cimitero

I Topi del Cimitero

«L’orrore di De’ Medici è la stessa natura umana, debole, viziosa, perennemente insoddisfatta e annoiata: niente di più del perfetto ritratto dell’uomo decadente».
notturno di gibilterra

Notturno di Gibilterra, o del sabotaggio

«Quello di Gennaro Serio è soprattutto un romanzo beffardo, di vendetta. La rappresaglia a cui assistiamo non è però quella che pensiamo di vedere, quella che, forse, si scioglie a poco a poco mentre le parole scorrono. Protagonista è la vendetta della letteratura contro i suoi stessi personaggi e contro lo scrittore sicuro di poterla controllare».
il dono oscuro

Il dono oscuro – Considera il buio ​

«È difficile per i vedenti comprendere cosa voglia dire buio totale. Possiamo provare a chiudere gli occhi, certo. Potete tentare anche voi ora, come ho fatto io svariate volte leggendo il libro. Allo stesso tempo, però, come me, potreste accorgervi di quanto questo lavoro sia inutile».
l'altro bambino

L’altro bambino: una fiaba spietata per ricordarci chi siamo

«Le ultime pagine del romanzo sono un dialogo ininterrotto, un brusio febbrile in un vortice di voci bambinesche, pellicce, denti e artigli che si contrappone a una scrittura fino a quel momento controllatissima, piena di metafore visionarie e freddure inaspettate».
idles band

IDLES: il punk nella gioia come atto di resistenza

«Se c’è una cosa che ha sempre distinto il punk è proprio questa violenza grezza che non chiede il permesso, diretta nel messaggio, senza sovrastrutture tecniche, priva di retorica, che ti arriva come un pugno allo stomaco dallo stomaco del cantante. Gli Idles, inarrestabili, non mentono, come il punk».
La lotteria shirley jackson

C’è sempre stata la Lotteria

«Nello sconcerto dei lettori del New Yorker, nella loro morbosa curiosità, forse si può ravvisare un’immedesimazione nelle parole dell’autrice, la scoperta di qualcosa lasciato sopito o nascosto nel giardino buio. Rileggere questo racconto, rivisitarlo attraverso tutti i media possibili, vuol dire cercare un significato per il ruolo di Tessie, tentare di pacificarsi con la violenza perpetrata».
Libro del sole

Tra il fulmine e il sole, le tempeste misteriche di Matteo Trevisani​

«Libro del Sole è il racconto di un’inchiesta amorosa, in cui la narrazione in prima persona di Eva apre a chi legge uno spiraglio sui suoi tentativi di ricongiungersi con Andrea. Quest’inseguimento, per un autore come Trevisani, può passare soltanto attraverso una richiesta che è insieme una supplica: “Insegnami”».
L'America allo Specchio

Watchmen – L’America allo Specchio

«Sul personaggio di Rorschach, e sulle similarità e differenze con Specchio, si gioca il senso della maschera e di buona parte della serie tv. Entrambi i personaggi si servono infatti della maschera con una doppia funzione: rivelare l'identità di chi si ha davanti e nascondere la propria».
Casa di foglie

Casa di Foglie: l’anarchitettura dell’incubo​

«La casa di Ash Tree Lane può funzionare come una gigantesca vasca di deprivazione sensoriale, in grado di rimuoverti dal mondo esterno. Questo potrebbe provocare un leggero senso di nausea, una perdita di equilibrio, come dopo un girotondo troppo lungo».
Dark Marvin

Dark, il paradosso è servito

«Sic mundus creatus est è il mantra che ci si abitua ad ascoltare, leggere e ripetere in progresso di tempo, «Così fu creato il mondo». In progresso di tempo? In verità no».
Ligotti Marvin

Le viscere di Ligotti

«Se nella letteratura gotica il male era rappresentato da figure nate nel folclore e nelle mitologie dei popoli come vampiri, ghul e fantasmi, e se in Lovecraft veniva invece costruito tramite un pantheon di creature grottesche ma ben definite, in Ligotti questa certezza di forma non l’abbiamo mai. Il male di Ligotti è meno esplicito, è discreto, striscia e si insinua nelle vite dei malcapitati».

It e la doppia memoria

«Una cosa del tipo: hai letto il romanzo, ti sei guardato entrambi i capitoli, ora trovaci un senso e, se non riesci, lascia perdere».