pam and otmmy

La mossa kansas city di una commedia di shcopare

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Immaginate che la persona per cui lavorate sia uno stronzo. Lo so, è uno sforzo mentale non da poco, ma ho fiducia nelle vostre capacità. Un bel giorno, questo stronzo per cui lavorate dà di matto, vi licenzia in tronco e vi minaccia con un fucile a pompa quando cercate di riprendere i vostri strumenti di lavoro che avete lasciato a casa sua. Che fate? You incazz yourself black, mi pare ovvio. Ma poi? Chiamate la polizia? Dimenticavo di dirvi: siete nella Los Angeles degli anni ’90. I piedipiatti sono roba da vigliacchi. Questa è l’America, fratelli e sorelle: se volete qualcosa, vi alzate e ve l’andate a prendere.

O, in questo caso, entrate di notte nella casa del pezzo di merda e gli portate via la cassaforte che nasconde in garage.

È su queste note che prende il via Pam & Tommy, miniserie Hulu (in Italia disponibile su Disney+) che ruota intorno al furto e successiva diffusione endemica di un filmato amatoriale contenente scene di rapporti sessuali tra la diva di Baywatch, Pamela Anderson (Lily James), e il batterista dei Mötley Crüe, Tommy Lee (Sebastian Stan). Randy Gauthier (Seth Rogen), falegname di mediocri speranze, si introduce a villa Lee (dopo aver superato le telecamere in giardino gattonando con una pelle di yak addosso per imitare il cane di casa[1]) e si ritrova con duecentoventi chili di acciaio scassinato: dentro ci sono armi, gioielli, il bikini con cui la signora Lee ha sposato il signor Lee a Cancún e una cassetta da videocamera. Non possedendone una, Randy si rivolge a un suo vecchio conoscente, il regista pornografico Milton “Uncle Miltie” Ingley (Nick Offerman): i due guardano il filmato, riconoscono chi sono i protagonisti, realizzano cosa possono farci.

Un sacco di soldi. Una bella vendetta. E magari, anche un po’ di giustizia karmica.

Comincia così, Pam & Tommy: come una commedia strafatta con adorabili imbecilli e ricconi ignoranti, una missione secondaria di Grand Theft Auto[2] piena di gente svitata, aforismi New Age e boss mafiosi che vogliono la loro fetta. Seth Rogen è l’interprete perfetto per una storia del genere, e da bravo pubblico che si immedesima nel viaggio dell’(anti)eroe noi facciamo il tifo per lui: d’altronde, chi non simpatizzerebbe per un povero underdog che si vendica di un prepotente?

Pamela Anderson, probabilmente.

È qui che Pam&Tommy compie una mossa Kansas City e, mentre finta con un canovaccio da comedy rogeniana, colpisce al grugno con il dramma di una donna oggettificata, violata nella sfera intima e ignorata mentre chiede di essere trattata con dignità. Nel corso delle puntate il fuoco si sposta da Randy a Pamela: la vediamo assistere impotente alla diffusione del primo video virale della storia di internet, essere costretta a deposizioni umilianti in cause che finirà per perdere, venire derisa e sminuita da Jay Leno in prima serata; e soprattutto, rimanere incompresa agli occhi del marito, che proprio non riesce a capire perché per lei la situazione dovrebbe essere peggiore che per lui.

Negli ultimi anni, la narrativa anglo-americana sembra impegnata a venire a patti con due grandi verità: che il privilegio è insidioso e difficilmente riconoscibile da chi ne è rivestito, e che la vendetta alla fine non porta nulla di buono. Pam & Tommy in questo non fa eccezione: dalla platea di personaggi maschili incapaci di (o non interessati a) comprendere il motivo per cui una donna che ha posato per Playboy faccia tante storie per un sex tape che la riguarda, a un sistema legislativo che fa soltanto finta di prendere in considerazioni le istanze del signore (e soprattutto) della signora Lee, a Randy che si rende conto troppo tardi che nella sua crociata contro l’uomo che l’ha umiliato ha finito per massacrare l’intimità di una persona innocente – questi due grandi argomenti emergono in tutta la loro attualità – ma forse non con tutta la loro forza: il risultato è una miscela di commedia nera e biopic di denuncia sicuramente interessante – anche solo nel suo mostrare un mondo agli albori di internet[3] (in particolare nelle sue declinazioni di e-commerce e di pornografia online) che oggi, con Amazon e i memini su (e di) Pornhub, fa quantomeno impressione – ma che forse, vista la sovrabbondanza di scene e flashback riempitivi, era più conveniente contrarre in un film.

(Corollario sicuramente interessante, forse significativo: a differenza di Tommy Lee, che si è mostrato alquanto entusiasta nei confronti della miniserie, Pamela Anderson si è rifiutata di rispondere a qualunque messaggio o telefonata della produzione, negando il suo consenso e la sua partecipazione al progetto. Dunque, nonostante la serie si impegni a mettere in scena tutta la tragicità della vicenda umana e legale di Anderson, Pam & Tommy è stata messa in onda senza il suo permesso. Una violazione di consenso per il bene superiore o un atto di ipocrita cupidigia? Ai posteri l’ardua sentenza.)


[1] Sì, è successo davvero. O, per dirla alla Pain & Gain: this is still a true story.

[2] Lo scrivente avrebbe potuto sbilanciarsi e affermare che la saga di GTA è forse l’opera di ingegno che più di tutte è giunta a inquadrare e descrivere cosa sia veramente il Sogno Americano, ma per fortuna si è ricordato che si trova ospite in casa di mangiatori di pane e McCarthy a colazione e ha avuto il buon gusto di fare il bravo. (Però…)

[3] Chicca dall’incontestabile valore storiografico: il sito che Rand Gauthier utilizzò all’epoca per vendere il sex tape è ancora online, in tutta la sua grottesca gloria 56k.