{"id":3305,"date":"2020-07-24T07:26:42","date_gmt":"2020-07-24T07:26:42","guid":{"rendered":"http:\/\/marvinrivista.it\/?p=3305"},"modified":"2023-12-07T14:02:07","modified_gmt":"2023-12-07T14:02:07","slug":"di-case-e-cose-strane-intervista-a-gianluca-didino","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/marvinrivista.it\/index.php\/2020\/07\/24\/di-case-e-cose-strane-intervista-a-gianluca-didino\/","title":{"rendered":"Di case e cose strane. Intervista a Gianluca Didino"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>WEIRD<\/strong>: termine intraducibile in italiano. Strano, perturbante, alieno. Compresenza di oggetti ontologicamente differenti, giustapposizione surrealista. <em>Vedi anche: Unheimlich, Mark Fisher.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><strong>IPERMODERNISMO<\/strong>: epoca che segue il post-modernismo. Ripresa dei temi modernisti a velocit\u00e0 impazzita, esplosione di eventi <em>weird<\/em>, il \u201critorno del Reale\u201d dell\u201911 settembre. <em>Vedi anche: Chthulu\/Antro\/Capitalo-cene<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>DEMONDIFICAZIONE<\/strong>: in Heidegger, <em>mondo<\/em>, \u00e8 un\u2019unit\u00e0 di senso costruita dall\u2019umano gettato sulla terra; la sua rottura mostra una realt\u00e0 pi\u00f9 autentica. <em>Vedi anche: Gnosticismo, Philip Dick. <\/em>&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><strong>ESSERE SENZA CASA<\/strong>: a causa di migrazioni o crisi abitative. In senso metaforico: incapacit\u00e0 di raccontare storie che fissino un mondo. In senso meno metaforico: continua esposizione a minacce <em>weird<\/em>: catastrofi climatiche, terrorismo, pandemie.<\/p>\n\n\n\n<p>Se qualcuno, in una qualche universit\u00e0 strampalata, dovesse dare un esame su <em>Essere senza casa<\/em>, il saggio di Gianluca Didino uscito lo scorso mese per minimum fax, questi sarebbero i primi appunti che gli passerei. Ma oltre a riassumere l\u2019impianto teorico, per rendergli giustizia dovrei accennare alle numerose analisi di opere artistiche disseminate nel libro, e menzionare il fine racconto autobiografico che tiene insieme i pezzi. \u00c8 infatti abbinando <em>theory <\/em>e critica culturale alla sua esperienza di <em>expat<\/em> londinese che Didino riesce a offrire un saggio pop acuto e scorrevole, che non far\u00e0 sentire (quasi) nessuno spaesato, e al contempo piacer\u00e0 molto anche a chi, come il sottoscritto, bazzica le riviste culturali da cui proviene Didino e conosce, pi\u00f9 o meno, gli autori con cui dialoga.<\/p>\n\n\n\n<p>Quello che mi preme dire in questa breve introduzione \u00e8 che <em>Essere senza casa<\/em> \u00e8 a suo modo un libro gioioso, direi <em>vitalistico<\/em>, pur non essendo ottimista. Anzi, lo \u00e8 proprio perch\u00e9 respinge la dicotomia ottimismo\/catastrofismo, e ci invita piuttosto ad aprirci alla stranezza, a uscire dal soporifero vortice di storie in cui siamo avvolti.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Ecco il resoconto della mia chiacchierata con Gianluca, a cui chiedo scusa per le mie domande un po\u2019 sconclusionate.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Essere senza casa nel tuo libro significa un sacco di cose, fra cui il <\/em>tuo<em> essere senza casa, che condividi con un sacco di italiani della nostra generazione. Quella che descrivi \u00e8 una condizione che noi italiani sentiamo di pi\u00f9?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>In parte s\u00ec. Essendo laureato in lettere, le mie aspettative in Italia erano praticamente nulle. Chiaramente chi vive in UK emigra molto di meno di noi, degli spagnoli o dei greci. In qualche modo questo ci accomuna ad altri migranti economici.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Solo in parte per\u00f2. Ti potrei provocare: non sei un vero \u201cmigrante economico\u201d, nessuno ti ha davvero costretto ad andare nella citt\u00e0 pi\u00f9 <\/em>hip<em> d\u2019Europa.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Un paese come l\u2019Italia \u00e8 per\u00f2 in una doppia morsa: in fondo non dev\u2019essere molto diverso a Roma o a Milano, no? Gli affitti di Milano sono praticamente quelli di Londra, mentre gli stipendi sono la met\u00e0, forse la situazione \u00e8 ancora peggiore. Del resto, noi siamo finiti a Londra un po\u2019 per caso, la mia compagna doveva avere un lavoro qui solo per qualche mese. Non avevamo il sogno di andare necessariamente in una citt\u00e0 come Londra.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Come mai non hai parlato della situazione italiana in particolare?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>In realt\u00e0 il primo capitolo del libro avrebbe dovuto essere interamente sulla mia esperienza. Poi per\u00f2 mi sono reso conto che paragonare la mia esperienza ad altre migrazioni molto pi\u00f9 dolorose forse sarebbe stato inappropriato.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Su internet si leggono <a href=\"https:\/\/www.vice.com\/en_ca\/article\/yvxj9w\/living-out-of-your-car-is-the-new-american-dream\"><u>moltissimi<\/u> <\/a><\/em><em><a href=\"https:\/\/www.newyorker.com\/magazine\/2017\/04\/24\/vanlife-the-bohemian-social-media-movement\"><u>articoli<\/u><\/a> <\/em><em>di ragazzi che vivono senza casa e ne sono felici, vivono nei loro camper, lavorano in smart working, abbracciano un \u201clifestyle\u201d nomade\u2026 \u00c8 a questo che volevi arrivare? Dobbiamo abbracciare questa condizione precaria?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Ho volutamente tralasciato l\u2019aspetto lavorativo nel mio libro. Quando sono uscito dall\u2019universit\u00e0 c\u2019era questa mitologia secondo cui sul lavoro bisognava ormai adattarsi, essere<em> fluidi, flessibili<\/em>. Non penso che sia auspicabile, sono molto contento del mio contratto a tempo indeterminato da bibliotecario! Per il resto, credo che le battaglie sulla stabilit\u00e0 debbano essere adattate al nostro tempo. Pensa agli accelerazionisti: vogliono che il lavoro lo facciano le macchine, figurati cosa gliene importa delle battaglie sindacali.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Mi sembra che l\u2019auspicio di imparare ad essere senza casa non sia tanto accettare uno stile di vita nomade o precaria, piuttosto evitare ogni pretesa nazionalistica, ogni tentativo di erigere confini artificiosi.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Assolutamente. Penso che tutte queste case siano importanti, io sono mezzo cittadino britannico ormai, ma in fondo non vedo niente di male ad essere orgoglioso della propria nazionalit\u00e0, il problema comincia quando ci si radicalizza.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Alla mia et\u00e0 (25 anni) si passa molto tempo a pensare al proprio futuro con una casa, una vita stabile.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Ci siamo un po\u2019 trovati fregati. Siamo cresciuti con questi obiettivi da raggiungere: io uscito dall\u2019universit\u00e0, nel 2004, nutrivo la speranza di trovare un lavoro, come i nostri fortunati genitori, i baby boomers.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Ma non era solo un mito quello della casa negli anni dopo il boom? Quelle case non erano infestate?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Suppongo che ci credessero davvero in quel mito. La casa \u00e8 per definizione un posto perturbante, pieno di fantasmi, ma una casa i miei genitori e i loro amici, alla mia et\u00e0 ce l\u2019avevano, e per loro significava molto.<\/p>\n\n\n\n<p><em>E quelli che ce l\u2019hanno questa casa, stanno meglio? Parlando terra terra.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Ogni tanto ci penso. Su cento persone che conosco, quelli che hanno costruito una casa grazie ad un lavoro che gli piace sono forse due o tre. Gli altri girano per il mondo o, chi ha messo delle radici, lo ha fatto per pressioni sociali, magari con la casa comprata dalla famiglia. Io e mia moglie non possiamo neanche lamentarci in fondo, ora sono anni che stiamo pensando di comprare casa.<\/p>\n\n\n\n<p><em>In effetti ora, a trentacinque anni, sei alla soglia della maturit\u00e0. C\u2019\u00e8 una differenza sostanziale?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Ma no! Ora ho qualche soldo in pi\u00f9, ma il mio orizzonte non \u00e8 a pi\u00f9 di cinque anni. Magari scopro di dover emigrare per Brexit. Ho degli amici che hanno comprato casa in Italia e sono subito ripartiti per gli USA.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Ma allora questa casa\u2026<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 una narrazione! Costruisce la nostra realt\u00e0. Gli anni \u201970 forse non avevano prospettive che si sono rivelate reali, si diceva che tutto sarebbe andato bene mentre a noi, che viviamo in quel futuro, sembra di essere alle soglie di un\u2019apocalisse\u2026 C\u2019\u00e8 una grossa differenza.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Basta parlare di case. Il tuo <\/em>weird<em> mi sembra piuttosto diverso da quello di Fisher. In Fisher c\u2019\u00e8 la necessit\u00e0 di pensare l\u2019avvento di qualcosa che \u201crompa\u201d con una visione del mondo saturata dal capitalismo, da cui non sembra ci siano vie di uscita. Ma secondo te siamo nell\u2019ipermodernismo: per te il mondo \u00e8 gi\u00e0 weird.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Sono un amante di <em>The Weird and the Eerie<\/em>, e in generale del lavoro di Fisher come critico culturale. <em>Realismo Capitalista<\/em>, con il suo impianto post-marxista, per carit\u00e0, \u00e8 un gran libro. Ma nel 2020 tante premesse sono state spazzate via. Banalmente, abbiamo visto come il capitalismo sia stato messo in crisi da un virus. Fisher \u00e8 molto britannico, e questo \u00e8 anche un po\u2019 un suo limite: non so come si possano cogliere i riferimenti alle serie BBC degli anni \u201970\u2026 D\u2019altra parte \u00e8 a suo modo anche molto accademico, e l\u2019applicazione dei termini <em>weird<\/em> e <em>eerie<\/em> \u00e8 circoscritta solo a prodotti culturali. Mentre lo leggevo pensavo: questi concetti sono usciti drammaticamente dall\u2019ambito letterario, si possono applicare agli eventi della nostra epoca, quindi s\u00ec, sono d\u2019accordo con quello che dici.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Fisher partiva dall\u2019idea di mondo postmoderno, di citazioni, <a href=\"https:\/\/www.minimumfax.com\/shop\/product\/retromania-1947\"><u>retromania<\/u><\/a><\/em><em>, una continua giostra del tutto uguale. Ora forse \u00e8 tutto saltato di colpo, o piuttosto ci siamo accorti solo ora dei cambiamenti che stavano avvenendo.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Bravo! Non viene ricordato abbastanza che in Fisher realismo capitalista \u00e8 sinonimo di postmodernismo, lui si rif\u00e0 chiaramente alla teorizzazione di <a href=\"https:\/\/en.wikipedia.org\/wiki\/Postmodernism,_or,_the_Cultural_Logic_of_Late_Capitalism\"><u>Fredric Jameson<\/u><\/a>, in quel libro l\u00ec Fisher non fa un grosso salto teorico, come accade ad esempio in <em>The Weird and the Eerie<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Con Fisher ci sono per\u00f2 molte affinit\u00e0 stilistiche. A chi altro ti sei ispirato per il registro a cui sei arrivato in questo libro? Hai autori di non-fiction di cui ti piace la penna?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Onestamente, questo libro nasce da una serie di articoli, che ho legato insieme tramite il concetto di essere senza casa e il racconto personale. Gli accenni autobiografici che mettono insieme cose altrimenti troppo diverse funzionano po\u2019 da strumento retorico. Qui in UK c\u2019\u00e8 tutto un filone di <em>theory fiction, <\/em>che in Italia non esiste, a parte forse per il libro di Valerio Mattioli, <em><a href=\"https:\/\/www.minimumfax.com\/shop\/product\/remoria-2208\">Remoria<\/a><\/em>. L\u00ec c\u2019\u00e8 senz\u2019altro questo ibrido, a Valerio devo molto, per <a href=\"http:\/\/www.prismomag.com\/arrivederci-prismo\/\"><em><u>Prismo<\/u><\/em><\/a>&nbsp;e per aver portato Fisher in Italia. Di theory fiction ne leggo molta, anche se il mio libro non si pu\u00f2 considerare di questo genere, dato che nel mio caso non c\u2019\u00e8 finzione. Mi piacciono molto Tom McCarthy, Simon Sellars, Eugene Thacker. Poi ci sono altri esempi, come il filone narrativo di W.G. Sebald o Ben Lerner.<\/p>\n\n\n\n<p><em>In questo libro hai deciso di dedicare molto spazio alle sinossi dei film e delle opere che citi, rinunciando ad uno stile pi\u00f9 letterario.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Dipende anche dal tuo pubblico e da cosa vuoi comunicare. Ad esempio, Nick Land o Mark Fisher nei loro blog non sono cos\u00ec comprensibili, se ne fregano e disseminano riferimenti piuttosto oscuri. Io non volevo che fosse una cosa per la \u201cbolla\u201d, quei pochi per cui non sarebbero necessarie delle sinossi perch\u00e9 \u201ctanto tra noi ci si capisce\u201d. Questo libro a mio avviso tocca argomenti che parlano a un pubblico piuttosto ampio, perci\u00f2 delle volte sono un po\u2019 didascalico.<\/p>\n\n\n\n<p><em>In effetti il tuo libro, fra le altre cose, si pu\u00f2 leggere benissimo come una \u201cIntroduzione all\u2019Ipermodernismo\u201d. Ne avete parlato con minimum fax?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Sono contento che tu l\u2019abbia letto cos\u00ec. Da un certo punto di vista il mio libro \u201csistematizza\u201d, non si preoccupa tanto di proporre argomenti nuovi e specifici, ma di ampliare un po\u2019 il raggio. Con minimum ne parliamo dal 2016, mi avevano lasciato molta libert\u00e0: avevo lavorato sul tema della fine del mondo, ma col tempo il libro ha preso un\u2019altra piega e la fine del mondo era fin troppo evidente. \u00c8 nato tutto organicamente: i miei articoli quasi sempre cercano di parlare ad un pubblico pi\u00f9 ampio possibile. Questo libro non sarebbe molto vendibile in UK, qui Fisher \u00e8 in giro da dieci anni, per alcuni forse la sua pregnanza \u00e8 gi\u00e0 passata, anche se nella libreria vicino a dove abito \u2013 a pochi passi dalla Goldsmiths, l\u2019universit\u00e0 dove insegnava \u2013 ci sono i suoi volumi sempre in vetrina come una Bibbia.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Parlando del futuro: la letteratura di genere, Dick e il Cyberpunk sono entrati nel canone ormai dagli anni <\/em>\u2019<em>90, anche grazie a Jameson, e ora sono ovunque. Pensi che tutto questo sia destinato a cambiare?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Non sono un grande amante del cyberpunk, e nonostante l\u2019estetica sia tornata di moda anche grazie a Netflix e alla fortuna dell\u2019accelerazionismo, credo che far\u00e0 il suo tempo. Riguardo Philip Dick, non credo tramonter\u00e0, la sua mistica, nella nostra epoca di gnosticismo e complottismo, \u00e8 ancora attuale.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Avverr\u00e0 una <\/em>popolarizzazione<em> del genere weird, e che possa avere un qualche impatto sociale, magari con una spinta \u201cxenofila\u201d?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Assolutamente. Guarda alle serie tratte da <a href=\"https:\/\/www.theguardian.com\/tv-and-radio\/2018\/apr\/07\/the-city-and-the-city-review-bbc-two-sci-fi-crime-fiction-china-mieville\"><u>China Mieville<\/u><\/a>&nbsp; e da <a href=\"https:\/\/en.wikipedia.org\/wiki\/The_Haunting_of_Hill_House_(TV_series\">Shirley Jackson<\/a>. Secondo Veronesi, che ha appena (ri)vinto lo Strega, la letteratura \u00e8 sempre stata una roba borghese, ma\u2026 adesso c\u2019\u00e8 stato un grosso salto, certi romanzi distopici, che sono sempre stati per una nicchia, da qualche anno vendono milioni di copie, credo che questo aiuter\u00e0 ad avere una visione diversa dell\u2019alterit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Un\u2019ultima su internet: a riguardo scrivi \u00abvivevamo in un mondo di non morti\u00bb, un luogo che sembrava un paradiso ed ora \u00e8 luogo di cose mostruose, basta pensare a Cambridge Analytica. Internet \u00e8 solo questo? Di tutto il portato utopico, delle possibilit\u00e0 di scambio orizzontale, non \u00e8 rimasto nulla?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Su internet ci passo tutte le ore in cui non lavoro, sarei ipocrita se ne parlassi solo male, come un complottista del 5G. Io ho avuto la fortuna di frequentare il Web 2.0, e l\u00ec davvero c\u2019erano delle possibilit\u00e0, io ad esempio ho cominciato a scrivere grazie al mio blog.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Nel libro parli anche delle nuove micronarrazioni. Su internet possono nascere cose pi\u00f9 interessanti dei video su TikTok?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Io non sono uno che legge tantissimi articoli, ma in un\u2019ora su Facebook ne salvo una decina e mi appunto tantissimi titoli. Dove c\u2019\u00e8 abbondanza ci sono possibilit\u00e0. D\u2019altro lato, mi accorgo che io ed i miei amici siamo influenzati dalle stesse cose, anche quando ci arrivo per conto mio sono cose che risuonano fra le persone della mia cerchia. Siamo in tanti nel mondo, ci penso molto, le possibilit\u00e0 sono quasi infinite. E al di l\u00e0 dei discorsi collettivi importanti, in cui tutti mettiamo il nostro tassello, dal punto di vista individuale si \u00e8 influenzati enormemente. Io ho scritto il libro senza connettermi a Facebook pi\u00f9 di una volta a settimana ma, nonostante questo, il risultato risente moltissimo dei discorsi che avevo intorno. Credo che anche lo scrittore di saggistica dovrebbe poter andarsene in una capanna, per cercare strade un po\u2019 meno battute.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Sai gi\u00e0 cosa vorrai scrivere in futuro?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Io sono nato come scrittore di narrativa. Poi mi sono un po\u2019 rotto le balle dell\u2019ambiente dei concorsi letterari. \u00c8 stato difficile scrivere in questo periodo. Ora ho un po\u2019 ricominciato. Pi\u00f9 che altro prendo appunti.<\/p>\n\n\n\n<p><br> <\/p>\n\n\n<!-- AddThis Advanced Settings generic via filter on the_content --><!-- AddThis Share Buttons generic via filter on the_content -->","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00abQuesta &#8220;casa&#8221; \u00e8 una narrazione! Costruisce la nostra realt\u00e0. 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