{"id":2517,"date":"2020-03-12T07:54:41","date_gmt":"2020-03-12T07:54:41","guid":{"rendered":"http:\/\/marvinrivista.it\/?p=2517"},"modified":"2023-12-07T14:02:23","modified_gmt":"2023-12-07T14:02:23","slug":"elementor-2517","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/marvinrivista.it\/index.php\/2020\/03\/12\/elementor-2517\/","title":{"rendered":"Il dono oscuro \u2013 Considera il buio \u200b"},"content":{"rendered":"\n<p>Io non dovevo scrivere quest\u2019articolo. Non \u00e8 che non volessi scriverlo, anzi. \u00c8 che non dovevo scrivere questo&nbsp;<em>qui<\/em>. Il soggetto su cui mi sarei dovuto concentrare, questo mese, era un altro. Avrei dovuto elaborare, pi\u00f9 o meno in questa data, un (difficilmente) sintetico articolo sul reboot dell\u2019<em>Uomo Invisibile<\/em>. Il lavoro era pi\u00f9 o meno a met\u00e0: avevo letto il romanzo di H. G. Wells (1881) \u2013 interessante, ma penso che finisca dove sarebbe dovuto iniziare \u2013, visionato la pellicola di James Whale del 1933 e, un po\u2019 per interesse personale un po\u2019 per cercare qualche aggancio, ero in pieno&nbsp;<em>binge watching<\/em>&nbsp;della serie di pellicole cinematografiche nota come \u201cI mostri della Universal\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Durante questo percorso di addestramento attendevo con moderata trepidazione l\u2019uscita del summenzionato reboot, per la regia di Leigh Wannell (<em>Insidious 3<\/em>) con protagonista Elisabeth Moss, per intenderci la June Osborne di&nbsp;<em>The Handmaid\u2019s Tale<\/em>. Le aspettative moderate dipendevano dalla discutibile scelta di rendere Jack Griffin, fisico che sogna di far calare il Regno del Terrore su Londra e il mondo intero, uno stalker. Ma mi reputo un tipo di vedute abbastanza ampie, e sarei andato volentieri al cinema per farmi sorprendere. Il nodo di questa introduzione \u00e8 che per\u00f2, come potete immaginare, alla fine, causa epidemia-globale-i-cinema-col-cazzo-che-fanno-proiezioni-a-porte-chiuse-solo-per-te, il film \u00e8 stato rimandato.<\/p>\n\n\n\n<p>Dunque, dovevo cambiare il soggetto. E mi sono guardato intorno.<\/p>\n\n\n\n<p>Mentre leggevo il romanzo di Wells mi ero imbattuto in una frase che mi aveva colpito: \u00abEro in uno stato di grande esaltazione: mi sentivo come un uomo perfettamente normale si pu\u00f2 sentire, con i piedi fasciati e senz\u2019abiti, a muoversi in un mondo di ciechi\u00bb. Quando l\u2019ho letta, all\u2019inizio mi era scivolata via bene. Metaforica ma anche realistica, descrive lo stato emotivo di un personaggio che scopre le immense potenzialit\u00e0 del suo nuovo potere. Allo stesso tempo, per\u00f2, in quei giorni, ne avevo incontrata un\u2019altra, di frase, che mi aveva fatto dubitare della precedente: \u00abPer i ciechi l\u2019invisibilit\u00e0 non esiste\u00bb. Questa proposizione, inserita nella descrizione di un fenomeno conosciuto come \u201cillusione dell\u2019invisibilit\u00e0\u201d (ovvero una condizione comune a molti ciechi che, non vedendo, pensano di non poter essere visti) mi aveva spiazzato, facendomi riflettere su quanto, anche descrivendo i ciechi, i vedenti parlino in termini visivi.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>La frase sopracitata \u00e8 tratta da&nbsp;<em>Il dono oscuro<\/em>&nbsp;di John M. Hull, recentemente ripubblicato da Adelphi nella traduzione di Francesco Pacifico. Hull, docente di teologia australiano, vissuto per buona parte della sua vita in Gran Bretagna, ha riportato in questo libro le riflessioni, registrate su cassetta, che lo hanno accompagnato dal 1983 al 1986, periodo del suo definitivo passaggio alla cecit\u00e0 pi\u00f9 oscura. \u00abNegli ultimi mesi ho smesso del tutto di percepire la luce. Ora non vedo davvero pi\u00f9 niente. Non distinguo il giorno dalla notte. Posso guardare il sole senza avvertire il minimo bagliore\u00bb. \u00c8 difficile per i vedenti comprendere cosa voglia dire&nbsp;<em>buio totale<\/em>. Possiamo provare a chiudere gli occhi, certo. Potete tentare anche voi ora, come ho fatto io svariate volte leggendo il libro. Allo stesso tempo, per\u00f2, come me, potreste accorgervi di quanto questo lavoro sia inutile. Personalmente, sentivo il bisogno impellente, dopo qualche secondo di oscurit\u00e0, di riaccendere lo sguardo, ritrovarmi dentro l\u2019appartamento, riacquistare le coordinate. Inoltre, pi\u00f9 o meno a met\u00e0 del libro, Hull ci spiega come, per comprendere le sensazioni che prova un cieco, non basta \u00abeliminare la facolt\u00e0 pi\u00f9 direttamente coinvolta (nel nostro caso, la vista). Bisogna sperimentare tutte le ramificazioni di questa modalit\u00e0 eliminando un secondo senso (il tatto), in modo da rendere evidente come anche la natura di quest\u2019ultimo, e la sua utilit\u00e0 complessiva, subiscano un mutamento\u00bb. Insomma, potete fare l\u2019esperimento, ma, specialmente dopo aver letto questo passaggio, potreste anche sentirvi abbastanza idioti.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Il dono oscuro<\/em>&nbsp;(da cui \u00e8 stato tratto il film documentario vincitore del British Independent Film Award&nbsp;<em>Notes on Blindness<\/em>) non \u00e8 dunque un saggio, e nemmeno un\u2019autobiografia. L\u2019opera di Hull \u00e8 una raccolta di pensieri attraverso i quali il teologo prova a descrivere, comprendere e apprendere le peculiarit\u00e0 di un mondo sconosciuto (tanto a noi quanto \u2013 all\u2019inizio \u2013 all\u2019autore) che Oliver Sacks, nella sua prefazione, chiama \u201cil mondo trasformato\u201d. Questa mutazione contagia qualsiasi aspetto della vita di Hull: il rapporto con la quotidianit\u00e0 (moglie, figli, colleghi); la percezione di ci\u00f2 che lo circonda; il percorso delle sue indagini interne; le peculiarit\u00e0 dei suoi sogni. Il cammino di Hull \u00e8 sincero: approfondisce l\u2019analisi, espone problematiche e ostacoli, ma non si lascia andare mai ad autocommiserazione o giustificazioni teleologiche. Compie quello che lui definisce \u00abun passo deciso in uno spazio di silenzio\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Questo \u201cpasso\u201d \u00e8 parte di un processo di ridefinizione o, meglio, di&nbsp;<em>disgregazione e ricomposizione<\/em>, che ha inizio nel mondo fisico e tangibile fino ad arrivare agli aspetti pi\u00f9 insondabili dell\u2019animo umano. Per disgregazione qui non si intende necessariamente la perdita di qualcosa, ma un iniziale smembramento a cui segue l\u2019assemblaggio in una forma nuova. Una sorta di mutazione totale, come quella del Dr. Griffin passato in una notte da fisico a Uomo Invisibile.<\/p>\n\n\n\n<p>Dunque.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Disgregazione n.1<\/em>. Uno dei primi processi di disgregazione affrontato da Hull riguarda il mondo della quotidianit\u00e0, e in particolare il rapporto con le persone. Ci\u00f2 che Hull sente di perdere, infatti, una volta imboccato il tunnel dell\u2019oscurit\u00e0, \u00e8 l\u2019immagine degli individui che lo circondano. \u00abGli altri sono diventati delle voci senza corpo, che parlano dal nulla, e tornano nel nulla\u00bb. Con la dissoluzione dei volti segue anche la scomparsa delle espressioni che, in una cecit\u00e0 buia, assumono un senso totalmente diverso. \u00abQuando sorrido, me ne accorgo quasi sempre. Sono conscio dello sforzo muscolare [\u2026] forse perch\u00e9 non c\u2019\u00e8 riscontro. Niente da ricevere in cambio\u00bb. Il sorriso, infatti, essendo una forma di reazione, uno stimolo in risposta a un altro stimolo, ha senso solo quando&nbsp;<em>si vede<\/em>. Andando pi\u00f9 nello specifico, il teologo ci illustra come questi aspetti influiscano sulla percezione del mondo circostante: ad esempio, per un sordo (come anche per un vedente), \u00able persone hanno una presenza duratura. Sono l\u00ec per tutto il tempo, tutti i giorni. Per un cieco, invece, non ci sono finch\u00e9 non parlano\u00bb. Cos\u00ec si modifica radicalmente anche il proprio ruolo all\u2019interno del mondo, scoprendosi in un\u2019inaspettata passivit\u00e0. \u00abQuando sei cieco, una mano ti afferra all\u2019improvviso. Una voce ti parla all\u2019improvviso [\u2026]. Io&nbsp;<em>vengo<\/em>&nbsp;afferrato.&nbsp;<em>Vengo<\/em>&nbsp;salutato. Sono passivo rispetto a chi mi si avvicina\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma come si estende questo processo al mondo circostante?<\/p>\n\n\n\n<p><em>Disgregazione n.2<\/em>. Quando sei cieco, ci comunica Hull, tutte le precedenti definizioni visive con cui interpretavi il mondo, i riferimenti spaziali, perdono di senso e valore. L\u2019albero di colpo non ha pi\u00f9 colori. Le case perdono le loro geometrie, e ogni aspetto precedente si riduce alla sintesi sottrattiva di tutti i colori visibili: il nero. Quindi cosa pu\u00f2 donare una forma a ci\u00f2 che, in teoria, non ne ha pi\u00f9?<\/p>\n\n\n\n<p>Il ruolo di \u201ccomposizione\u201d del mondo viene assunto dalla pioggia, dal vento, e pi\u00f9 in generale dalle percezioni tattili e uditive. \u00abLa pioggia ha un modo tutto suo di dare un contorno a ogni cosa; getta una coperta colorata sopra cose prima invisibili; dove prima c\u2019era un mondo intermittente e quindi frammentato, ora la pioggia, cadendo regolare, d\u00e0 continuit\u00e0 all\u2019esperienza acustica [\u2026] \u00c8 come se il mondo, nascosto dietro un velo finch\u00e9 non lo tocco, mi si rivelasse improvvisamente\u00bb. In poche parole, il monologo di Ben Affleck in&nbsp;<em>Daredevil<\/em>&nbsp;senza le sviolinate per Electra Natchios.<\/p>\n\n\n\n<p>Come per la pioggia, cos\u00ec accade per il vento. Mentre i vedenti osservano le&nbsp;<em>conseguenze<\/em>&nbsp;dello spostamento d\u2019aria, gli effetti, come le \u00abbanderuole che si muovono\u00bb, i ciechi ne percepiscono le&nbsp;<em>cause<\/em>: un cieco, dice Hull, \u00abentra con tutto s\u00e9 stesso nella ventosit\u00e0 di una giornata\u00bb, e la stessa invisibilit\u00e0, del vento, \u00abnon rende il vento misterioso per i ciechi, per i quali l\u2019invisibilit\u00e0 non esiste\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Il suono diventa dunque una parte essenziale della vita di Hull, n\u00e9 surrogato n\u00e9 sostituto ma semplicemente&nbsp;<em>differente&nbsp;<\/em>dal senso visivo che noi esercitiamo costantemente (anche ora). Infatti, mentre il mondo visivo fa parte di un universo fisso che \u00abresta sempre l\u00ec\u00bb ad ogni apertura delle palpebre, quello sonoro \u00e8 intermittente. \u00abCapisco come si muovono le cose dal suono che fanno. Le automobili producono un sibilo, i piedi uno scalpiccio, le foglie crepitano [\u2026] ma dove non c\u2019\u00e8 movimento, tutto smette di esistere. Essere fermi vuol dire non essere. Muoversi, essere. Il mio non \u00e8 un mondo dell\u2019essere; \u00e8 un mondo del divenire\u00bb. Questo fa dello spazio acustico, per il teologo, \u00abun mondo di rivelazioni\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Anche il tatto diventa fondamentale: chi \u00e8 cieco, infatti, \u00abvede con le dita\u00bb. L\u2019esperienza tattile, nonostante il prolungamento del bastone bianco che Hull porta sempre con s\u00e9, \u00e8 profondamente limitata alla propria fisicit\u00e0: \u00abil mondo finisce dove finisce il corpo\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Se lo spazio si sfalda e si riforma, che fine fa l\u2019altra dimensione che con lo spazio ha un rapporto a doppio filo: il tempo?<\/p>\n\n\n\n<p><em>Disgregazione n.3<\/em>. Se mancano alcuni riferimenti visivi, spaziali, cadono anche quelli temporali. Hull si sofferma su questa considerazione all\u2019inizio del libro, sviluppandola poi nelle pagine seguenti. Michael, un suo collega dell\u2019universit\u00e0, gli fa notare che, a suo parere, la percezione temporale di Hull, da quando \u00e8 diventato cieco, sembra essersi modificata. \u00abDai come l\u2019impressione di avere molto pi\u00f9 tempo a disposizione\u00bb, dice. Sicuramente, ci\u00f2 dipende in parte dal fatto che Hull \u00e8 sollevato da molte responsabilit\u00e0 che non pu\u00f2 pi\u00f9 adempiere. Ma c\u2019\u00e8 dell\u2019altro. Non vedere l\u2019avvicendarsi del giorno o della notte ha una profonda influenza sulla sua vita. \u00abSchiaccio l\u2019orologio. Dice che sono le 17:45. \u00c8 una misura astratta del tempo. \u00c8 un fatto, enunciato da una voce sintetica. Non avverto il nascere e il morire del giorno\u00bb. Infatti, mentre i vedenti possono \u00abpiegare il tempo\u00bb, ovvero inserire il maggior numero possibile di azioni in una finestra di ore o minuti molto breve, per lui questa dimensione diventa nient\u2019altro che \u00ablo sfondo in cui si svolgono le attivit\u00e0\u00bb. Hull non ragiona pi\u00f9 in termini di ore, ma di azioni, che incasella una dopo l\u2019altra, costantemente, ogni giorno.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Cosa resta, dunque, dopo tutte queste disgregazioni? Qual \u00e8 il risultato? Dov\u2019\u00e8 la&nbsp;<em>ricomposizione<\/em>? Il teologo non d\u00e0 soluzioni perch\u00e9 non ne \u00e8 alla ricerca. La cecit\u00e0, infatti, resta \u00abun grande aspirapolvere che cala sulla tua vita risucchiando ogni cosa. I tuoi ricordi, i tuoi interessi, la percezione del tempo e la maniera di passarlo, quella dello spazio e del mondo stesso: tutto viene aspirato\u00bb. Ma questa disgregazione, come spesso accade nella vita, si riaggrega in un modo totalmente nuovo. Il mondo trasformato. Per Hull si tratta di un\u2019immersione in nuove modalit\u00e0 di conoscenza di s\u00e9: \u00abC\u2019\u00e8 stato uno strano mutamento nello stato di attivit\u00e0 del mio cervello. Sembra aver rivolto l\u2019attenzione su s\u00e9 stesso, per trovare delle risorse interne [\u2026]. Mi sento pi\u00f9 capace di fare connessioni, di ricordare, di creare collegamenti fra le cose che ho detto e ho imparato negli anni\u00bb. Spegnendosi il mondo di fuori, Hull compie una ricerca speleologica in un mondo nuovo, interno che, da studioso, ha voluto comprendere a fondo. Questa ricerca non \u00e8 finalizzata all\u2019accettazione o rassegnazione rispetto al proprio stato, ma alla sua&nbsp;<em>comprensione<\/em>, acquisizione di senso. Un percorso condiviso da chiunque abbia voglia di rispondere ai&nbsp;<em>perch\u00e9<\/em>&nbsp;del mondo \u2013 o dei mondi \u2013 che lo circonda. \u00abLa cosa pi\u00f9 importante nella vita non \u00e8 la felicit\u00e0 ma il significato\u00bb ci dice Hull. \u00abLa felicit\u00e0 \u00e8 il prodotto di catene di accidenti che tendono al benessere. La cecit\u00e0 non mi rende felice. Non l\u2019ho scelta, n\u00e9 mi \u00e8 stata inflitta. Ci\u00f2 nonostante, come ogni evento accidentale, pu\u00f2 acquistare un senso\u00bb.<\/p>\n\n\n\n\n\n<!-- AddThis Advanced Settings generic via filter on the_content --><!-- AddThis Share Buttons generic via filter on the_content -->","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00ab\u00c8 difficile per i vedenti comprendere cosa voglia dire buio totale. Possiamo provare a chiudere gli occhi, certo. 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