Favolacce per un sonno tranquillo

«Per certi versi il cinema è – potrebbe essere ancora – l’arte dell’identificazione, una macchina creatrice di immagini che (per quanto paradossali ed esemplificative) inducono a porre questioni trasversali, che vadano oltre alla pura e semplice godibilità di un testo visivo: ebbene, Favolacce non ne è un esempio».

High Maintenance e il potere analgesico di una serie tv

«Le visioni oniriche e lisergiche nei titoli di coda sono la chiusa perfetta di 30 minuti in cui i movimenti della camera e il passaggio da un protagonista all’altro hanno il rumore dell’esplosione di una bolla di sapone».

Tales from the Loop, elogio alla lentezza

«Dovremmo rivendicare più spesso il lusso della lentezza in cui abita la riflessione. In fondo, è proprio questo il campo magnetico dell’intera serie TV: il tempo e l’azione che esso esercita sull’uomo, come un loop che ripete se stesso fino a quando non provoca un cambiamento».

Il buco: l’isola verticale

«Il messaggio che arriva nei primi venti minuti è quello che ci aspettiamo: se ognuno ingurgitasse quanto basta per la sopravvivenza il cibo sarebbe sufficiente per tutti. Ma così non è. Chi abita i primi livelli mangia a strafottere, chi sta nel mezzo se la cava, chi sta in fondo muore. La questione è: cosa ci sta dopo?»

Watchmen – L’America allo Specchio

«Sul personaggio di Rorschach, e sulle similarità e differenze con Specchio, si gioca il senso della maschera e di buona parte della serie tv. Entrambi i personaggi si servono infatti della maschera con una doppia funzione: rivelare l’identità di chi si ha davanti e nascondere la propria».

Dark, il paradosso è servito

«Sic mundus creatus est è il mantra che ci si abitua ad ascoltare, leggere e ripetere in progresso di tempo, «Così fu creato il mondo». In progresso di tempo? In verità no».

It e la doppia memoria

«Una cosa del tipo: hai letto il romanzo, ti sei guardato entrambi i capitoli, ora trovaci un senso e, se non riesci, lascia perdere».