Libro del sole


Tra il fulmine e il sole, le tempeste misteriche di Matteo Trevisani​

L’opera narrativa di Matteo Trevisani, costituita a oggi da Libro dei fulmini e Libro del Sole, pubblicati da Edizioni di Atlantide, è un dittico unico nell’attuale panorama letterario italiano. Si tratta infatti di romanzi dai caratteri riconoscibili, nei quali emerge netta non solo la voce dell’autore, ma un intero modo di intendere la letteratura e un peculiare sguardo sul mondo.

L’autore, nato nel 1986 a San Benedetto del Tronto, è studioso esperto di storia delle religioni, magia ed esoterismo, redattore di Nuovi Argomenti, nonché editor di Tlon, casa editrice atipica e vivissima che è anche scuola di filosofia e libreria-teatro. Con un simile retroterra non stupisce che, cimentandosi con la narrazione, Trevisani confezioni storie nelle quali riecheggia con tenacia una spiritualità ancestrale, quasi avulsa dal tempo.

Libro del Sole è un’opera seconda pregna dell’alta simbologia che aveva già attraversato la prima, senza per questo generare una sensazione di dejà vu. Al contrario, da scrittore maturo, Trevisani ribadisce i propri accenti, scava più a fondo nelle tematiche a lui care, che non sono banale virtuosismo ma autentico fulcro della scrittura.

In brevissimo, quella che le centottanta pagine del Libro del Sole raccontano è una storia d’amore perduto e della sua disperata ricerca, missione che investe, irrevocabile, chi si trovi di colpo e senza spiegazione alcuna rapinato della persona che credeva avrebbe completato la sua vita. La trama è semplice: Eva, astronoma, e Andrea, fisico, si conoscono e si innamorano, vivendo tre anni di idillio, avvicinati dalla comune passione per lo spazio e uniti da un sentimento talmente spontaneo e immediato da risultare più antico e più grande di loro. Un giorno di primavera il cielo notturno sopra Roma viene inondato dalla luce impossibile generata da una tempesta solare, replica immaginaria dello storico “Evento di Carrington” del 1859, anno in cui gli occhi dei cittadini della capitale furono investiti dallo stesso fenomeno.

«Il cielo di Roma era velato da striature rossastre e luminose che, verso nord, viravano violentemente al verde chiaro. L’orizzonte bruciava tra le fiamme di un fuoco gelido, come se un’enorme tenda fosse calata sulla città e si muovesse al soffio di un vento fantasma. Era un’aurora boreale. Improvvisamente ebbi la certezza che Andrea in quel momento stesse guardando lo stesso cielo pazzesco che si specchiava nei miei occhi. Ciò che ancora non sapevo era che quello era il suo modo per dirmi addio».

Mentre la volta celeste brucia, Andrea scompare. Eva rimane sola in una casa piena di libri ermetici e legami con figure misteriose, l’anziana scienziata cieca Margherita, la sensuale ex fidanzata Chiara, il severo astronauta Stefano. Sono loro a spiegarle la natura della ricerca di Andrea: il sapere ultimo, la trasmutazione a una vita di assoluta sapienza oltre il mondo fisico, raggiungibile solo dopo un salto dal quale non esiste ritorno. «È una cosa che mi diceva spesso. Che un giorno ce l’avrebbe fatta, che sarebbe sparito per sempre. Diceva che quello era il destino di ogni uomo che cerca la conoscenza, che alla fine si sparisce, nient’altro».

Libro del Sole è il racconto di un’inchiesta amorosa, in cui la narrazione in prima persona di Eva apre a chi legge uno spiraglio sui suoi tentativi di ricongiungersi con Andrea. Quest’inseguimento, per un autore come Trevisani, può passare soltanto attraverso una richiesta che è insieme una supplica: «Insegnami». Per trovare un uomo che ha sacrificato tutto se stesso alla conoscenza è solo nella conoscenza che Eva può adempiere alla missione di salvataggio che si è prefissa. «Insegnami», pretende Eva e l’intera vicenda si apre a una dimensione ben più ampia di come era apparsa in origine. Il libro subisce una trasmutazione alchemica e quelli che all’inizio potevano sembrare stralci di erudizione disseminati tra le prime pagine si rivelano parti integranti di un disegno più ampio, in cui la citazione non è mai saccente ma sempre funzionale, in maniera non dissimile da quanto accade in Libro dei fulmini.

Come nel primo romanzo di Trevisani anche la scrittura del Libro del Sole genera un senso di spaesamento: se da un lato vi è una grande limpidezza immaginativa e linguistica – le parole piane di chi non ha bisogno di esagerare –, dall’altro l’elemento esoterico si fonde alla nettezza del quotidiano, ibridandolo. Accanto a prosaici cellulari e centraline elettriche che saltano vengono costruiti forni d’alchimista dove distillare il sole stesso, perché scienza e spirito non sono costretti a confliggere: si può essere una giovane studiosa che mette da parte la propria natura pragmatica così come un vecchio prete ottocentesco che consacra la sua devozione al «Dio di tutti i telescopi», si può essere una donna che sacrifica i propri sensi alla luce solare che tutto pretende così come un astronauta che nel momento culminante del proprio volo nello spazio apprende che ciò che più desidera è sempre stato sulla Terra.

Tra i temi dominanti del romanzo vi è forse il concetto stesso di desiderio, inteso sia etimologicamente come la distanza dalle stelle che per i latini era la massima espressione della mancanza – de sidera –, sia come quel legame che resta saldo anche quando l’oggetto del sentimento svanisce, esiliandosi da ogni tangibilità. I personaggi di Trevisani desiderano ardentemente e in direzioni diverse, in apparenza anche opposte; desiderano sul piano spirituale e su quello carnale, agognano la conoscenza assoluta e la dissoluzione nell’altro, sperano di accostarsi al sole, novelli Icaro disposti a veder sciogliersi le proprie ali ma pronti a ricostruirle, perché il fallimento è un concetto che va rimesso in discussione, e ogni scoperta di sé è, sì, un viaggio nell’insondabile ma anche un ritorno.

Entrambi i libri sono creature multiformi e complesse, il cui volto cambia costantemente allo sfogliare delle pagine. Potrebbero di certo apparire come romanzi di formazione, in cui Matteo, «il fulminato» ed Eva «la figlia del Sole», si ritrovano ad intraprendere un viaggio spirituale più che spaziale alla caccia disperata di una loro parte mancante, ma è forse più corretto parlare di romanzi di iniziazione, in cui i due protagonisti non vanno incontro a una semplice crescita ma alla messa in dubbio della fibra della realtà e del modo in cui l’hanno sempre abitata. «Tutto era un laboratorio e ogni uomo e ogni donna sul pianeta erano ingredienti che non sapevano usarsi».

Grande protagonista comune ai due romanzi è Roma, immensa e ricca di simboli, di anfratti bui e tetti sfolgoranti, città d’adozione (d’elezione) di Trevisani che ne sancisce scrivendo il legame saldissimo. L’amore per Roma esonda da ogni pagina, una Roma dalla bellezza abbagliante, che però è anche «la città del Sole che muore, per questo è piena di fantasmi». Non è solo lo sfondo in cui le vicende si svolgono, è a sua volta entità cruciale affinché le storie di Trevisani accadano in questo modo piuttosto che in altro. Non è possibile immaginare Libro dei fulmini e Libro del Sole in un luogo diverso, perché non c’è un luogo con lo stesso respiro antico e profondo, non c’è luogo che possa suscitare pari passione.

Sebbene i due libri conservino piena indipendenza l’uno dall’altro, tra loro persiste un legame profondo che, a un certo punto del Libro del Sole, apre un varco. Durante un incontro-lampo all’università, le vite di Matteo ed Eva si sfiorano per un breve istante, figure speculari ma non sovrapponibili, impegnate in un percorso dal movimento inverso. Se Libro dei fulmini prende il via da un moto discendente, dalla folgore che si schianta al suolo per esservi tumulata, spaccando a metà il cielo e Matteo, Libro del Sole compie il tragitto inverso, lanciando Eva alla ricerca in salita dell’alchimista Andrea che scompare – ascende – nel Sole. La grande narrazione complessiva ha un respiro sotterraneo e celeste insieme, in un movimento circolare e simmetrico che Trevisani distilla in parole e suddivide in libri, facendosene autore e sacerdote.

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